La peste e il Coronavirus

di Elisa Zingaretti

Nella vita tutti soffriamo ed è umano provare compassione per chi soffre. Questa sofferenza può essere alleviata trovando conforto in qualcuno o in qualcosa che faccia dimenticare il dolore, anche se momentaneamente. 

Boccaccio, nel proemio del Decameron, spiega proprio questo. Avendo vissuto anche lui l’esperienza della pestilenza, si rivolge alle donne che soffrono per amore, un sentimento che può essere superato solo con il conforto degli amici e con il trascorrere del tempo, che tutto trasforma. Egli sa che le donne, per la loro natura delicata e sensibile, ma soprattutto per il loro modo di vivere, frutto di condizionamenti sociali, non hanno armi per difendersi. Così si propone di aiutare chi ne ha bisogno attraverso la narrazione di storie, all’interno delle quali si trovano casi d’amore piacevoli e tragici, e avvenimenti causati dalla fortuna, dai quali il lettore può ricavare consigli e indicazioni su come comportarsi nella vita reale. 

Il Decameron è ambientato nel 1348, l’anno della peste nera, che seminò morte e distruzione in tutta Europa. Oggi sappiamo che la peste fu provocata da un bacillo che si sviluppa nei topi. Questi, attraverso le pulci, la trasmisero agli uomini. Una volta contagiati, anche gli uomini stessi potevano trasmetterla con la saliva attraverso la tosse e gli starnuti. La diffusione della peste fu anche facilitata dalla scarsa igiene e dall’immondizia che c’era nelle città. Inoltre, l’incubazione della malattia era breve e la morte sopraggiungeva dopo poche ore o al massimo in pochi giorni. Così, per arginare l’epidemia, i malati furono isolati o abbandonati a se stessi, le merci venivano controllate, i confini furono bloccati e si procedeva a sepolture di massa. Purtroppo, non esistevano cure, per disinfettare si usava il fuoco e i malati venivano lasciati morire.        

Attualmente stiamo vivendo una situazione simile a causa del Coronavirus, una malattia che si trasmette con la saliva. Per questo dobbiamo stare a casa e uscire solamente in caso di necessità, in modo da limitare il più possibile il contagio. 

La tecnologia ci permette di restare informati e in contatto con gli altri. Nessuno rimane solo. Chi deve osservare l’isolamento totale, perchè risulta positivo alla malattia, viene costantemente monitorato per controllare l’evoluzione della malattia stessa. I malati in ospedale ricevono cure farmacologiche, ma nonostante ciò, si registrano molte vittime.

Purtroppo, molte persone non si rendono conto della gravità della situazione e non rispettano i divieti imposti dal Governo, mettendo così a rischio la loro salute e quella degli altri. La situazione, invece, è molto grave e tutti dobbiamo impegnarci a rispettare le disposizioni imposte, perchè solo così riusciremo a limitare il contagio e a vincere questa “guerra”.                                          

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