Dei delitti e delle pene, oggi

di Jasmin Falasca

La pena di morte è una sanzione penale con la quale il condannato, per alcuni delitti ritenuti particolarmente gravi dall’ordinamento giuridico, viene privato della vita, con le più svariate modalità, più o meno violente.

Attualmente, 58 stati utilizzano la pena di morte ed i criteri di applicabilità della pena come i metodi di esecuzione sono decisi Stato per Stato.

Ad esempio, negli Stati Uniti la pena è prevista in 37 paesi su 38 e sono secondi alla Cina per il numero di condanne a morte applicate ogni anno. 

Per quanto riguarda i metodi di esecuzione, negli USA vengono utilizzati: l’iniezione letale, la sedia elettrica, la camera a gas, la fucilazione e l’impiccagione. I detenuti condannati alla pena di morte e in attesa dell’esecuzione vengono poi reclusi nel braccio della morte, un luogo di massima sicurezza che li ospita prima della pena. 

Dal 1973 ad oggi negli Usa sono state emesse 7254 condanne a morte: di queste solo 962 sono state eseguite.

A questo proposito, Cesare Beccaria, nel trattato “Dei delitti e delle pene”, sostiene che la pena di morte è inutile e rappresenta soltanto uno spettacolo terribile e passeggero. Sostengo pienamente la tesi di Beccaria, in quanto non è mai stato dimostrato che la condanna a morte sia più efficace della carcerazione. 

La pena di morte, per me, è un reato che commette lo Stato ed è essenzialmente sbagliato poiché ogni cittadino ha il diritto alla vita. Sostengo, inoltre, che quest’esecuzione sia ingiusta e disumana. Meglio dunque una carcerazione a vita piuttosto che la morte, perché è giusto che si paghi per le azioni commesse ma non con la vita. 

Inoltre, punire un reato con un altro non è il giusto metodo da utilizzare, poiché in questo modo il condannato non capirà mai il suo errore. Come abbiamo visto in una sequenza del film “Il Miglio Verde”, molte volte vengono punite persone innocenti a causa degli errori giuridici. Questo fatto ci fa riflettere sui pregiudizi e su quanto sia ingiusta questa pena, perché anche se è difficile perdonare chi ha commesso un grave reato, è altrettanto vero che non bisogna mai farsi trasportare dal desiderio di vendetta e di uccidere.

Pertanto sono felice che con il passare degli anni questo “modo di far giustizia” stia svanendo e non vedo l’ora che sia un qualcosa di remoto, presente soltanto nei libri di storia. Concludo con una citazione di Cesare Beccaria che secondo me esprime in sintesi il perché non dovrebbe esistere la pena di morte:

“Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale esser non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino”.

Attività didattica proposta in relazione al brano di Cesare Beccaria

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